Marco De Rosa nasce a Roma il 9 Novembre 1991. Frequenta il corso di Scultura presso la Rufa – Rome University of Fine Arts – dove consegue la laurea di secondo livello nel 2015. Tra il 2012 e il 2015 collabora come assistente con vari artisti come lo scultore Simone Bertugno. Nel 2016 apre insieme ad altri artisti coetanei lo Spazio In Situ, un artist-run space nel quartiere romano di Tor Bella Monaca dove attualmente lavora. La sua ricerca artistica verte su concetti quali lo spazio, la realtà e l’inutilità intesa come concetto statico di un mondo apparentemente perfetto ma privo di scopo. Lavora attraverso vari medium tra i cui fotografia, pittura e istallazione creando opere che l’artista stesso definisce non-ready-made.

Esposizioni Personali 

2019
Equivoci dell’arte / Una Vetrina / Roma (RM) / Italia 

2018
Porta e finestra / Spazio in Situ / Roma (RM) / Italia 

2017
Work in Progress / Spazio In Situ / Roma (RM) / Italia 

Esposizioni Collettive

2019
From Tor Bella with love / Roma (RM) / Italia
Fuori Gra / Spazio in Situ / Roma (RM) / Italia
Chilometro 0 / The Gallery Apart / Roma (RM) / Italia

2018
Out of space / Spazio in Situ / Roma (RM) / Italia
Assurdità contemporanea / Temple University Art Gallery / Roma (RM) / Italia 

2017
Deported / Curva pura / Roma (RM) / Italia
In da place / Spazio in Situ / Roma (RM) / Italia
Biennale d’arte contemporanea di Mulhouse / Parc des Expositions de Mulhouse / Francia 

2016
Cosa Sarebbe Se? / Spazio In Situ / Roma (RM) / Italia
Placement presso CAAM (Centro Atlantico de Arte Moderno) / Las Palmas de Gran Canaria (LPA) / Spagna
Triennale Europea di Stampa Contemporanea Estampadura / Toulouse (tls) / Francia 

2015
Partecipazione premio Catel / Scuderie Aldobrandini / Frascati (RM) / Italia

Statement

Strumenti di misurazione, attrezzatura da lavoro, strutture inutili e paradossali. In work in progress, si riflette la società e il mondo dell’arte, un mondo dove tutte ciò che è apparentemente necessario si rivela privo di scopo. L’arte è inutile. Il mondo si basa su delle regole, rappresentazione simbolica della razionalità umana che lo portano a produrre qualcosa di indefinito e illeggibile. È un periodo fermo, statico, dove tutto resta cristallizzato nel tempo come in un’istantanea. Marco De Rosa ci racconta questo, scatta una fotografia della nostra società, ironizzando portandola all’eccesso, mostrandone l’incapacità di movimento. Queste installazioni, sono immagini sospese tratte dalla quotidianità, elementi che comunicano tra loro cercando un aiuto, ma che nell’assurdità del loro rapporto si annullano, si rendono inutili. È tutto un lavoro di preparazione per un qualcosa che non avverrà, o che almeno non c’è dato sapere. Entriamo in un pensiero ossessionato e malato, quello dell’ordine apparente. Un ordine che purtroppo non crea, in questo caso l’ordine diventa la finalità. È un mondo che riflette una realtà fittizia tormentata dalla perfezione che non lascia spazio a cambiamenti, ma che resta chiusa nel suo tempo. Sono oggetti che restano lontani da ciò che è l’idea di creare rimanendo pure composizioni fai da te impersonali. Tutto diventa un “Do it yourself”; le opere dell’artista contengono un grande legame con la società contemporanea, sono raffigurazioni di tappe nella fabbricazione di qualcosa. Pongono la domanda a chi li osserva di chiedersi qual è il loro scopo. Elevando questi oggetti ad opera, l’artista ne priva della loro funzione anche non trasformandosi in ready-made. Infatti gli oggetti mantengono la loro funzione originale, ma grazie al processo creativo assumono una valenza più strutturale e compositiva che li muta in una mera visione atta a giocare con la forma. Sono opere in situ perché giocano con lo spazio aggrappandosi ad esso, ma rimangono esseri mutevoli. Le forme che assumono potrebbero variare e così i lavori diventano una delle molteplici facce di questo tempo rispecchiandone solo l’attuale realtà.

Sara Fiorelli